Cosa vuole dire «Stranger Things»? Traduzione e origine del titolo
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«Stranger Things» si traduce alla lettera con «cose più strane»: è la fine di un'espressione inglese, «stranger things have happened», che si potrebbe rendere con «se n'è viste di più strane». Ecco cosa significa il titolo, da dove viene, e perché l'Italia l'ha tenuto in inglese.
L'essenziale
- Traduzione letterale: cose più strane
- Espressione completa: « … have happened », ossia «se n'è viste di più strane»
- Titolo di lavorazione: Montauk, dal nome di una città di Long Island
- Diffusione: titolo tenuto in inglese in quasi tutti i paesi
Sommario
- La traduzione, parola per parola e nello spirito
- Prima del titolo: il progetto «Montauk»
- Perché il titolo non è stato tradotto in Italia
- Cosa il titolo dice della serie
- I titoli degli episodi: dei «capitoli», come in un romanzo
- Il titolo nel mondo, e quello che è diventato
- Come dirlo, e come non dirlo
La traduzione, parola per parola e nello spirito
In inglese, «strange» significa strano, e «stranger» è il suo comparativo: più strano. «Things», sono le cose. «Stranger things», sono dunque cose più strane, più bizzarre. Il titolo è volutamente incompleto: chiama un seguito che ogni anglofono conosce, « … have happened », letteralmente «cose più strane sono successe», ossia «se n'è già viste di più strane», «non è impossibile».
È un'espressione che si usa per relativizzare una coincidenza o un evento improbabile. Applicata a una serie dove un bambino scompare in una dimensione parallela, prende un tono ironico: quello che stai per vedere è strano, ma dopotutto se n'è viste di peggio. Il titolo annuncia il mix della serie, l'orrore e l'occhiolino.
E «stranger» nel senso di «straniero»?La parola «stranger» vuol dire anche «sconosciuto», «straniero». Il doppio senso non è un caso: la serie parla di una sconosciuta che esce dalla foresta, Undici, e di un mondo estraneo al nostro. Ma grammaticalmente, nel titolo, è proprio il comparativo «più strano» che conta.
Il logo, in lettere rosse, su una T-shirt.
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Prima del titolo: il progetto «Montauk»
Quando i fratelli Duffer presentano il progetto agli emittenti nel 2014, la serie si chiama Montauk, ed è ambientata a Montauk, sulla punta di Long Island, vicino a New York. La città è legata a una leggenda urbana, il «progetto Montauk», esperimenti militari segreti su bambini e viaggi nel tempo, che si sarebbero svolti in una base dell'aeronautica negli anni 70 e 80.
Le riprese a Long Island si rivelano troppo costose e troppo vincolate dal meteo: la produzione parte in Georgia, e la città fittizia di Hawkins, nell'Indiana, sostituisce Montauk. Il titolo cambia con lei. I Duffer hanno detto di aver cercato un titolo che suoni come un romanzo di Stephen King; il titolo attuale è stato scelto dopo decine di proposte, senza che tutti fossero convinti all'inizio.
Perché il titolo non è stato tradotto in Italia
In Italia, la serie è trasmessa con il titolo originale, come in quasi tutti i Paesi. Due ragioni: il distributore impone un titolo unico a livello internazionale per le sue produzioni, e l'espressione non ha un equivalente italiano altrettanto breve. «Cose strane» perde il comparativo, «Si è visto di più strano» perde la sobrietà. In Québec, dove la legge incoraggia la traduzione, la serie è comunque restata in inglese.
Il logo, lui, è lo stesso ovunque: lettere rosse che si assemblano nella sigla, in uno stile ereditato direttamente dalle copertine dei romanzi horror degli anni 80. È ciò che fa sì che il titolo, anche in inglese, sia subito leggibile come una storia di spavento vintage.
| Lingua | Titolo usato |
|---|---|
| Italiano (Italia) | titolo originale conservato |
| Spagnolo, italiano, tedesco | titolo originale conservato |
| Giapponese | ストレンジャー・シングス 未知の世界 («il mondo sconosciuto») |
| Russo | Очень странные дела («affari molto strani») |
Cosa il titolo dice della serie
Il titolo non nomina né un luogo, né un personaggio, né un mostro. Nomina una sensazione: quella di un mondo ordinario in cui qualcosa di più strano si è insinuato. È fedele alla costruzione della serie, che parte sempre dal quotidiano, una partita di Dungeons & Dragons, un centro commerciale, una pista di pattinaggio, prima di farci entrare l'anormale.
Ogni stagione porta del resto un sottotitolo interno, mai mostrato: gli sceneggiatori parlano di «2», «3», «4», come di seguiti di film, con una cifra e non una «stagione». È anche un modo di dire che ogni stagione è un film d'epoca, completo, con il proprio mostro.
La statuina per chi preferisce le cose strane in tre dimensioni.
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I titoli degli episodi: dei «capitoli», come in un romanzo
Il titolo della serie si accompagna a un'altra convenzione: ogni episodio si chiama «Capitolo», seguito da un numero e da un titolo, come i capitoli di un romanzo di Stephen King, la cui tipografia delle copertine ha ispirato la sigla. «Chapter One: The Vanishing of Will Byers», «Chapter Nine: The Piggyback», l'ultimo capitolo del 1987: i titoli sono annunciati in anticipo e servono da indizi ai fan.
Rimano tra loro. «La scomparsa di Holly Wheeler», nel 1987, risponde al primo episodio del 1983; il titolo dell'ultimo capitolo inverte «Il Sottosopra», il finale della stagione 1. Il titolo della serie è quindi circondato da titoli che, loro, raccontano: la serie si chiama «cose strane» e i suoi capitoli dicono quali.
Il titolo nel mondo, e quello che è diventato
Il titolo non è stato tradotto in quasi nessun paese: si scrive e si pronuncia all'inglese in Francia, in Spagna, in Germania, in Italia, in America Latina. Solo alcune versioni, tra cui alcune in Asia, l'hanno trascritto nel loro alfabeto. Questa assenza di traduzione ha fatto del logo rosso un segno universale, riconoscibile senza leggere l'inglese, ed è una delle ragioni per cui è stato tanto parodiato.
Il titolo ha anche dato una data: il 6 novembre, giorno della scomparsa di Will, è diventato lo «Stranger Things Day», celebrato ogni anno dal 2018 con annunci, e scelto per l'anteprima dell'ultima stagione nel 2025. Un titolo che non si traduce, una data che non cambia: la serie ha fatto del suo nome un marchio prima ancora di finire la sua storia.
Come dirlo, e come non dirlo
Il titolo si pronuncia all'inglese, in due parole, con l'accento sulla prima sillaba di «stranger» e una «th» soffiata su «things». In Italia si sente spesso una pronuncia italianizzata; non è un errore, ma non è così che la serie lo dice. L'acronimo «ST» è corrente sui social, e «ST5» ha designato l'ultima stagione durante tutta la sua promozione.
Quello che non bisogna dire è «le cose strane»: la traduzione letterale esiste, ma non è mai stata usata per designare la serie, e nessuno la capirebbe. Il titolo è diventato un nome proprio, come il nome di una città. Hawkins, del resto, non è stato tradotto nemmeno lui.
Il poster del titolo, come appare nella sigla.
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Domande frequenti
Cosa vuole dire il titolo in italiano?
Alla lettera «cose più strane». È la fine di un'espressione corrente, «… have happened», «si sono viste cose più strane».
Perché la serie si chiama così?
I creatori volevano un titolo che suoni come un romanzo horror degli anni 80. Il progetto si chiamava prima Montauk, dal nome della città dove la storia doveva svolgersi.
Come si pronuncia il titolo?
«Strain-djeur thingz», con una «th» inglese. In Italia, si sente più spesso «strenger tings».
Il titolo è tradotto in altri paesi?
Quasi mai. Il Giappone aggiunge un sottotitolo («il mondo sconosciuto») e la Russia traduce in «affari molto strani», ma la quasi totalità dei paesi tiene l'inglese.
Perché gli episodi si chiamano «Capitolo»?
Perché ogni stagione si legga come un romanzo, nello spirito dei libri di Stephen King che hanno ispirato la sigla. I titoli rimano tra loro da una stagione all'altra.
Il titolo è tradotto all'estero?
Quasi da nessuna parte: resta in inglese in Europa e in America Latina, e viene trascritto solo in alcuni alfabeti. È ciò che ha fatto del logo un segno universale.